Allo scopo di limitare l'inarrestabile
decadimento morale dei Veneziani, la Serenissima in varie riprese ha
legiferato in materia di Carnevale e ha
regolamentato l’uso delle maschere e dei travestimenti.
La storia della maschera veneziana inizia già nel 1268,
anno a cui risale la più antica legge che limita l'uso
improprio della maschera: in questo documento veniva proibito agli
uomini in maschera, i cosiddetti
mattaccini,
il gioco delle "ova" che consisteva nel lanciare uova riempite di acqua
di rose contro le dame che passeggiavano nelle calli.
Sin dai primi del '300 cominciarono ad essere
sempre più numerose le leggi che promulgavano decreti per
fermare il libertinaggio dei veneziani del tempo e per limitare
l’uso esagerato delle maschere.
Era proibito indossare la maschera nei periodi che non fossero quelli
di carnevale e nei luoghi di culto, così come erano proibite
le armi e gli schiamazzi di gruppo. L'uso della maschera veniva
proibito alle prostitute e agli uomini che frequentavano i casini.
Questo perché spesso la maschera era usata per celare la
propria identità e per risolvere affari poco puliti o portare
avanti relazioni curiose.
La maschera era il segno della
libertà e della trasgressione a
tutte le regole sociali imposte dalla Repubblica Veneziana. La maschera,
simbolo della necessità di abbandonarsi al gioco,
all’ebbrezza della festa e all’illusione di
indossare i panni di qualcun altro, esprimeva quindi diversi
significati: la festa e la trasgressione,
il gioco e l’immoralità.
Intorno alla fine del 1400,
un gruppo di giovani patrizi veneziani, allo scopo di creare e di
allestire dei divertimenti e degli spettacoli durante il Carnevale,
diedero vita alle "Compagnie della Calza". Tra il 1487
e il 1565 si contano ben 23
compagnie in tutta Venezia con uno statuto proprio, che tutti
i membri dovevano accettare.
Il 1600 assistette ad un abuso dell'utilizzo della
maschera, tant'è che il governo della Repubblica di Venezia
impose delle regole che ne limitassero l'uso improprio, sancendone
l'obbligo in cerimonie ufficiali e feste pubbliche.
Una serie di decreti del Consiglio dei Dieci, limitarono
l’uso della maschera ai giorni di Carnevale e alle feste
ufficiali, prevedendo in caso di trasgressione pene molto pesanti.
Vista l'usanza di molti nobili Veneziani che andavano a giocare
d'azzardo mascherati per non essere riconosciuti dai creditori, nel
1703 vengono proibite per tutto l'anno le maschere nelle
case da gioco.
La produzione di maschere era l'attività artigianale veneziana
per eccellenza, tant'è che nel 1773
esistevano ufficialmente 12 botteghe di maschere. La richiesta di
maschere ed il loro utilizzo era tale per cui si cominciò a
fabbricare molte maschere "in nero". Iniziò la diffusione
della maschera a livello europeo.
Nel 1776, una nuova legge, questa volta atta a
proteggere l'ormai dimenticato "onore di famiglia", proibiva alle donne
di recarsi a teatro senza una maschera, la
bauta,
o il
volto
e il tabarro.
Con l’inizio della dominazione austriaca a seguito della
caduta della Repubblica, Venezia perse la versione
‘originale' del carnevale. I signori veneziani misero da
parte le maschere adeguandosi di fatto all'ingiunzione del Governo
Austriaco che non concedeva più l'uso delle maschere, se non
per feste private o per quelle elitarie.
Il governo italico si dimostra più aperto ma questa volta sono
i Veneziani ad essere diffidenti: ormai Venezia non era più la
città del Carnevale ma solo una piccola provincia dell'Impero,
quindi senza più libertà.
Durante il secondo governo austriaco fu permesso di nuovo di utilizzare
le maschere durante il Carnevale.
Solo due secoli più tardi il Carnevale
ritornò a vivere, ma con una nuova veste,
come espressione artistico-creativa,
che ogni anno conquista la scena di quel meraviglioso palcoscenico che
è Piazza San Marco.