La Cazza al Toro
La "cazza" (caccia) del toro si svolgeva il giovedì grasso, per uccidere l’animale che il Patriarca di Aquileia,
Ulrico, inviava al Doge, insieme a 12 pani e a 12 porci, come tributo annuale
per riparare ad una ribellione da lui ordita contro la Serenissima per il controllo delle saline di
Grado.
Il toro e i dodici maiali, allegoria del Patriarca e dei suoi
accoliti, venivano accolti come prigionieri in Palazzo Ducale e
venivano formalmente condannati a morte ogni anno dalla magistratura.
La sentenza veniva eseguita in piazza San Marco mediante sbranamento da
cani e quando gli animali giacevano sfiniti, venivano macellati.
Tale
onore era affidato alla Corporazione dei fabbri, assistiti da quella
dei macellai (bechèri) che poi li distribuivano a tutto il
popolo veneziano: dal nobile al condannato.
Da qui nasce il detto veneziano: "tagiar la testa al toro" (che
significa togliere di mezzo gli ostacoli, finire in maniera definitiva
un problema), poiché con il taglio netto della testa del toro
veniva decretata la fine dello spettacolo.
Nel 1420 questa usanza fu abolita quando il Friuli passò sotto
la dominazione di Venezia.

