La
Compagnia della Calza
Alla fine del '400, gruppi di patrizi veneziani si riunivano in
compagnie per programmare e realizzare spettacoli e feste durante il
periodo del Carnevale, nell’osservanza della storia, delle
tradizioni e della cultura di Venezia. Si chiamavano così
perché i loro aderenti indossavano una calza di
diversi colori per distinguere la loro compagnia dalle altre.
I Mascareri
La maschera a Venezia non era usata esclusivamente nel periodo del Carnevale: molte erano le occasioni in cui i veneziani usavano celare la propria identità dietro a maschere e travestimenti. Per questo motivo a Venezia si sviluppò un vero e proprio commercio di maschere.
Le prime notizie sulle maschere e le scuole di mascareri
ossia i fabbricanti di maschere risalgono al 1271.
La produzione utilizzava argilla per il modello, gesso per il calco,
carta pesta, colla di farina, garza ed infine coloranti.
Fin dai tempi del Doge Foscari, i mascareri, come venivano chiamati gli
artigiani adibiti alla fabbricazione di maschere, possedevano un loro
statuto, datato 10 aprile 1436.
Appartenevano alla frangia dei pittori ed erano aiutati nella loro
professione dai “targheteri”
(fabbricanti di maschere e di scudi di cartapesta), che imprimevano
sopra lo stucco volti dipinti, a volte di ridicola fisionomia, con
dovizia di particolari.
Il loro statuto, chiamato mariegola, è
conservato nell’Archivio di Stato di Venezia. Furono
raggruppati in questa specializzazione dal 1463 al 1620. Poi si
congiunsero con i Miniatori, disegnatori, indoradori e cartoleri
(fabbricanti di carte da gioco).
Nel 1773 esistevano ufficialmente 12 botteghe autorizzate di mascareri,
nelle quali erano impiegate 31 persone (18 capimastri, 7 lavoranti, 6
garzoni): un numero assai limitato, se si pensa al largo uso, quasi
quotidiano, che i cittadini e i forestieri facevano della maschera,
diventata un vero e proprio bene di consumo e un prodotto di
esportazione.
Il
Ridotto
Nel clima di godimento promosso dai festeggiamenti
carnevaleschi non poteva mancare il gioco d’azzardo, e il Ridotto
di S. Moisé, la pubblica casa da gioco
gestita dallo Stato, divenne uno dei punti nevralgici del carnevale
veneziano.

Il
Liston
Piazza San Marco è pavimentata con grandi lastre grigie
decorate da lunghe fasce bianche di marmo. Queste ultime si chiamano
"listoni". Da qui deriva l'espressione "fare il listòn
delle maschere" che significa "passeggiare in Piazza
San Marco indossando una maschera".
La Marioneta
Sembra che il termine derivi da piccoli fantocci per bambini detti
"Marie di legno" (o "Marióne" quando più grandi),
nomi ispirati alle "Marie de tola" utilizzate durante la festa delle
Marie al posto delle fanciulle in carne ed ossa.
La Quaresima
Era tradizione partecipare ad un banchetto "d'addio alla carne" (carne
levare, da cui alcuni fanno derivare l’etimo carnevale) la
sera precedente il mercoledì delle ceneri, in previsione dei
digiuni e delle penitenze, e dedicarsi agli ultimi divertimenti, "po
magnerè, goderè, ve devertirè" come dice
Carlo Goldoni in Una delle Ultime Sere di Carnevale.
La Revendigola
Chi non poteva permettersi gli abiti sfarzosi del Carnevale, li poteva
noleggiare dalla "revendigola", come s’apprende nella
commedia Le Massere di Goldoni, e dedicarsi agli
svaghi sul "liston... Ghe xe un mondo de baronaggia, che no se pol
caminar. Truffaldini, purichinelli, gnaghe..." (Le donne gelose,
atto I°)