La nuova vita del Carnevale di Venezia
odierno nasce nel 1980, quando ancora si agitavano
le ombre delle tensioni sociali degli anni Settanta e si temeva per
intemperanze che potessero intaccare il delicato equilibrio del centro
storico lagunare. Ma dall’altra parte d’era anche
il desiderio di scuotersi di dosso problemi e preoccupazioni.
Così, Comune, Fenice, azienda
di soggiorno e Biennale studiarono un
programma di 11 giorni fitto di avvenimenti e manifestazioni, lasciando
anche lo spazio all’improvvisazione e alla
spontaneità. Il tutto senza dimenticare anche un supporto
logistico, con l’allestimento di mense pubbliche e alloggi
economici.
Non ci fu, in quella prima edizione, una strategia precisa. Era
però la prima volta che la magia di Venezia si apriva alla
festa spontanea, a una sorta di bonaria follia collettiva. Solo poche
linee direttrici, una su tutte il “Carnevale del
Teatro”, inventato dalla Biennale diretta da
Maurizio Scaparro, che fece erigere in Bacino San Marco, davanti alla
Punta della dogana, lo splendido Teatro del mondo di Aldo Rossi.
E fu il boom, con seimila presenze in pochi giorni, balli in piazza
all’insegna della follia ma anche dell’allegria.
E l’anno successivo si replicò, con un occhio
maggiore all’accoglienza e un titolo ancora più
paradossale, studiato ancora dalla Biennale Teatro:
“Carnevale della Ragione”, con 300 spettacoli,
quasi tutti in prima assoluta.
Il 1982 porta al Carnevale a Venezia
un’altra novità: il gemellaggio con Napoli,
Pulcinella che incontra Arlecchino. L’invasione di maschere
bianche, in quei giorni, è contagiosa, e investe anche la
terraferma.
Seguono altri temi a forte suggestione culturale e internazionale, tra
cui “Venezia e gli stranieri” (1984),
“Parigi a Venezia” (1985), “Maschere
d’Europa e dell’Oriente” (1988).
Verso la fine degli anni ’80 c’è
una svolta più spettacolare, che vede anche
l’affidamento della kermesse del Carnevale di
Venezia alla società Grandi Eventi della Fininvest e
la direzione artistica affidata al regista Davide Rampello. Si va dal Carnevale
della Fantasia (1989) all’Oriente
e alle cineserie (1994).
Nel 1998 l’edizione del Carnevale
celebrava il bicentenario della morte di
Giacomo Casanova,
famoso seduttore e libertino veneziano, a cui la città ha
dedicato una mostra allestita a Cà Rezzonico.
L’ultimo Carnevale veneziano
del millennio, nel 1999, venne celebrato
ripercorrendo, passo per passo, le tante feste sacre e profane della
città dei Dogi. “999 anni di feste e
Carnevali a Venezia” fu il titolo delle
manifestazioni, per le quali tornò la collaborazione della
Biennale Musica e Teatro.
Il Carnevale del 2000 è stato invece
ispirato alle Città invisibili di Italo Calvino, il libro in
cui Marco Polo racconta all’imperatore della Cina le tante
città incontrate nel suo viaggio. Il titolo si ricollega a Venezia
e alla sua storia (la Città della memoria), al suo presente
(la Città continua) e al suo futuro (la Città del
desiderio), e alle suggestioni di tante altre citta’
possibili e fantastiche. Nel frattempo – e anche nonostante
le polemiche degli operatori culturali ed economici – il
successo di pubblico del carnevale si fa sempre più grande,
arrivando a contare un milione visitatori, e una durata che arriva a un
mese, per poi contrarsi a due settimane tra feste, spettacoli, balli
pubblici e privati, momenti di vita di strada e rappresentazioni
teatrali. E si arriva così alle ultime edizioni: quella del
2001 all’insegna del tema “Viaggi e
viaggiatori”.
Il Carnevale 2001 ha segnato un ritorno alla
tradizione dei carnevali settecenteschi rimettendo in scena nuovamente,
dopo secoli, il Volo dell’Angelo, così come si
svolgeva i tempi della Serenissima Repubblica. Da quell’anno
, infatti – per la regia di Alessandro Bressanello, in
collaborazione con la Compagnia dei Folli – la manifestazione
simbolo del Carnevale, il volo dal campanile di San Marco, è
tornata ad essere eseguito da una “Angelo” in carne
ed ossa, che, sostituendo la più recente Colombina “
pupazzo”, scende dal campanile di San Marco fino alla loggia
di Palazzo Ducale, inscenando così l’antico rito di
omaggiare di uno scettro il doge che proclama l’inizio del
Carnevale in un tripudio di coriandoli e palloncini.
Il Carnevale 2003 è invece dedicato a
Federico Fellini, fantasmatico visionario della realtà, nel
decennale della morte.
Si arriva poi al 2004 sotto il titolo “Oriental
Express - Viaggio in maschera sulla Via della Seta”
con quattro paesi coinvolti (India, Thailandia, Cina e Giappone), per
andare a ritrovare le antiche radici dello splendore veneziano da Marco
Polo in poi e a riscoprirne l’attualità e le
possibilità odierne.
L’edizione 2005 del Carnevale
di Venezia rappresenta una svolta di grande importanza per la
città perché torna ad essere rivolta, in primis, alla
comunità locale, intesa come insieme complesso di
realtà culturali, sociali ed economiche capaci di generare
vitalità, di produrre progetti di qualità e, proprio
per questo, di esercitare un grande potere d’attrazione.
Caratterizzata da una maggiore sobrietà, rispetto al passato,
sia nella spesa che nella tipologia delle manifestazioni,
l’ultima edizione s’intitola "Il Carnevale
dei veneziani: il liston delle maschere e la festa dei teatri"
e propone più di trecento eventi che coinvolgono 158
associazioni cittadine nell’ideazione, organizzazione,
gestione del Carnevale della Musica, della Tradizione, dei Bambini, dei
Teatri, con l’epilogo finale di una maratona teatrale ideata
da Maurizio Scaparro “Canti di vita in tempo di
peste” negli ultimi tre giorni della festa e sconfinando nel
Mercoledì delle Ceneri all’Ateneo Veneto, un
Carnevale della musica in vari campi di Venezia.