Carnevale a Venezia: Feste, Maschere, Tradizioni, Storia, Programma del Carnevale veneziano La stagion del Carnevale
            tutto il Mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
           Carnevale fa rallegrar.
                                    Carlo Goldoni, da Una delle ultime sere di Carnevale

18 FEBBRAIO - 28 FEBBRAIO

 

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LA STORIA DEL CARNEVALE

Si dice che il Carnevale abbia la sua origine proprio a Venezia, facendone risalire la genesi al 1094, quando il Doge Vitale Faliero lo nominò per la prima volta in un documento ufficiale. In realtà questa Festa affonda le sue radici in più tradizioni, da quella latina dei Saturnalia a quella greca dei Culti Dionisiaci, che contrassegnavano il passaggio dall’inverno alla primavera e che contemplavano l’uso di maschere e di rappresentazioni simboliche.
Una delle etimologie più diffuse della parola “Carnevale” è quella derivante dal latino carnis laxatio, evolutosi nell’italiano antico “Carnasciale”, con il significato di “abbandono della carne”.
Se sia da intendersi come un abbandono alla carne come alimento o come lussuria, in vista dei digiuni e delle penitenze quaresimali imposte dalla Chiesa, non è dato sapere con certezza. Sta di fatto che il periodo di Carnevale, compreso tra la fine del Natale e il Mercoledì delle Ceneri, contempla nell’immaginario collettivo tutte e due queste trasgressioni.
Periodo in cui apparentemente tutto era concesso, pareva incarnare il mito del mondo alla rovescia “Semel in anno licet insanire” (una volta all’anno è lecito far pazzie). In realtà il Carnevale era anche una forma di rigido controllo delle pulsioni, e la spinta verso l’eccesso costituiva una graziosa concessione per un tempo prestabilito.
E la Repubblica di Venezia, società rigidamente oligarchica, trovò utile dare l’illusione ai ceti più umili di diventare per un breve tempo dell’anno simili ai potenti, concedendo loro di poter sbeffeggiare pubblicamente i ricchi indossando una maschera sul volto: questo per stemperare le tensioni sociali e mantenere il consenso.
Il carnevale di oggi è il risultato di una evoluzione e di una integrazione di tanti eventi e accadimenti storici nel corso dei secoli.

LA STORIA DEL CARNEVALE A VENEZIA

Il Carnevale di Venezia ha origini antichissime. Il Senato della Repubblica Serenissima ufficializzò l’esistenza del Carnevale nel 1296, con un editto in cui dichiarava giornata festiva il giorno precedente la Quaresima. Da allora la festa ha accompagnato la vita della città rispecchiando le diverse esigenze storiche e dilatandosi nel corso dei secoli. Durante la Repubblica Serenissima i festeggiamenti duravano praticamente sei settimane, dal ventisei dicembre fino al giorno delle Ceneri. Spesso tuttavia venivano concesse licenze carnascialesche per l’utilizzo delle maschere fin dai primi di ottobre, in coincidenza con l'apertura dei teatri e feste e banchetti si celebravano anche durante la Quaresima. E persino durante la Festa della Sensa, che durava 15 giorni, era consentito l’uso della maschera e del travestimento.
Nel Settecento il Carnevale arrivò così a durare alcuni mesi e ad abbracciare un periodo di tempo assai più lungo. Questo ha contribuito a creare l’immagine di Venezia come di una città dedita al divertimento.

Venezia conquista appieno la fama di “città del Carnevale” nel XVIII secolo, quando con le sue feste, i suoi spettacoli, le sue maschere, i suoi teatri, la sua Casa da Gioco Pubblica, comincia a diventare un’attrazione turistica per tutta Europa, accogliendo migliaia di visitatori incuriositi di vivere quella atmosfera molto particolare ed effervescente. In questo periodo la gente di ogni ceto e nazionalità si riversava nelle strade della città per festeggiare: si faceva baldoria dal mattino alla sera e la Repubblica tollerava tutto.
Mascherarsi con una
bauta o con uno dei tanti fantasiosi travestimenti era tradizione per i veneziani che vivevano intensamente questo periodo. Lungo le calli, per i canali, nei "liston" invasi da maschere il saluto era: "buongiorno siora maschera". L'identità personale, il sesso, la classe sociale non esistevano più, si entrava a far parte della grande illusione del Carnevale.
Piazza San Marco, riva degli Schiavoni e gli altri campi della città diventavano immensi palcoscenici in cui si organizzavano intrattenimenti di ogni tipo. Dovunque, nei caffè e nei teatri pubblici, nelle case private e nelle accademie, si inscenavano rappresentazioni e
spettacoli teatrali, e non mancavano nei palazzi e nelle dimore nobiliari danze e feste da ballo. Le calli si riempivano di cortei colorati e festanti e la gente accorreva per assistere agli spettacoli improvvisati di danzatori, giocolieri e saltimbanchi. Si mangiavano dolci, frutta, castagne e le “fritole”, frittelle vendute in chioschi per calli e campielli.

Dalla metà del '400 alla fine del '500, l'organizzazione delle
feste carnascialesche comincia a esser regolamentata e ufficializzata e viene affidata alle Compagnie della Calza, associazioni di giovani patrizi che indossavano calze colorate per distinguersi a seconda del sestriere di appartenenza.

I giorni più importanti del Carnevale erano, allora come oggi, il
Giovedì e il Martedì Grasso. In quei giorni la popolazione assisteva alle feste ufficiali, che si tenevano nelle pubbliche piazze.

Alla fine del Settecento, in seguito alla caduta della Repubblica di Venezia, quando, col trattato di Campoformio, la città fu ceduta dai francesi all'Austria, il Carnevale ufficiale nella città lagunare pian piano scomparve, per poi ricomparire solo in tempi recenti.
Si riprese ad organizzarlo per riportarlo agli antichi fasti a partire dagli anni ‘80.
Oggi maschere provenienti da tutto il mondo affollano i campi veneziani, ma soprattutto Piazza San Marco e i suoi caffé.
Accanto alle maschere tradizionali si mescolano travestimenti bizzarri e fantasiosi, vengono organizzati balli, feste, concerti e spettacoli teatrali. L'ultimo giorno poi, in ossequio alla tradizione, l'effigie del Carnevale viene bruciata in Piazza San Marco.

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