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LE MASCHERE: LE VERE PROTAGONISTE DEL CARNEVALE
A VENEZIA
La maschera veneziana, quella che si vede
esposta un po’ovunque girando per la città, è un prodotto tipico
dell’artigianato veneziano e si può trovare non solo durante il
periodo di Carnevale ma durante tutto l’anno. Per mascherare il volto
di chi, durante il Carnevale, se ne va a zonzo per calli e
campi a fare baldoria…oppure come souvenir da portarsi a casa dopo un
soggiorno a Venezia, ogni occasione è buona per fare e comperare una
maschera veneziana!
A Venezia esistono un’infinità di botteghe e di
laboratori che producono e vendono maschere di cartapesta
di ogni forma e colore: da quelle ispirate ai travestimenti veneziani
o ai personaggi della commedia dell’arte a quelle che riprendono forme
di animali o di personaggi contemporanei…Se si ha la fortuna di
riuscire a sbirciare un po' in qualche laboratorio può capitare anche
di vedere i maestri artigiani all'opera durante la messa a punto della
cartapesta, il gesso o la dipintura con motivi minuziosi.
E se provaste anche voi a costruire una
maschera di cartapesta per il vostro prossimo travestimento?
Ma come si costruisce una
maschera di cartapesta?
Per costruire una maschera bastano pochi e semplici
materiali: creta, gesso, stracci o carta di
giornale, colla e colore…e un pizzico di fantasia!
Inizialmente si crea un volto di creta con quello che dovrà essere la
maschera. Sopra viene modellato un calco in gesso. La cartapesta fatta
con "carta di stracci" e colla viene modellata nello stampo, dove
viene lasciata indurire. Una volta indurita, la maschera viene
estratta dal suo stampo e rifinita con della carta abrasiva finissima.
Infine viene ricoperta con una base di colore bianco, per essere poi
dipinta secondo i gusti di chi la indosserà…
Ma quali sono le origini delle maschere
di cartapesta?
La maschera in una città come Venezia ha origini
antichissime e veniva utilizzata per molti mesi durante l'anno: le
maschere erano permesse dal giorno di S. Stefano, data che sanciva il
giorno dell'inizio del Carnevale Veneziano, fino alla
mezzanotte del Martedì Grasso, che concludeva il
Carnevale (naturalmente erano vietate nei giorni in cui vi erano
festività religiose solenni).
Durante il Carnevale i Veneziani si riunivano in
Compagnie allo scopo di allestire mascherate e spettacoli in
giro per la città. Oltre a questo periodo dell'anno, i Veneziani
indossavano la maschera durante la quindicina dell'Ascensione ed
arrivavano ad utilizzarla, con ulteriori deroghe, fino alla metà del
mese di giugno. Ulteriormente veniva poi concesso di utilizzare l'uso
di maschere dal 5 ottobre fino all'inizio della novena di Natale (16
dicembre).
Durante tutte le manifestazioni più importanti, come banchetti
ufficiali o feste straordinarie della Repubblica Serenissima, era
consentito l'uso di "tabarro e bauta". La maschera aveva quindi
molti usi: veniva utilizzata, ad esempio, per "proteggere" giocatori
d'azzardo dagli sguardi indiscreti (soprattutto da quello dei loro
creditori) oppure era utilizzata dai nobiluomini barnabotti
per chiedere l'elemosina agli angoli delle strade. I
barnabotti erano i patrizi poveri: il nome deriva dalla zona
di S. Barnaba, abitata dai poveri della città.
L’utilizzo delle maschere da parte dei veneziani e delle migliaia di
forestieri che arrivavano a Venezia per vivere il famoso carnevale,
già allora attrazione turistica, ha fatto nascere la domanda di
maschere. È così sorta la figura dei "mascareri",
artigiani iscritti all’Arte dei Dipintori che si industriavano a
creare maschere in cartapesta o in tela cerata per soddisfare le
esigenze dei diversi committenti.
Il travestimento veneziano per eccellenza è la
bauta, indossata da uomini e donne: una mantellina nera
abbinata sempre ad un cappello a tricorno nero e a una
larva, maschera bianca che celava il viso. Con la bauta era
garantito il totale anonimato, dato che consentiva anche di bere e di
mangiare.
Altra maschera utilizzata dalle donne era la
moretta, ovale di velluto nero che restava sul volto della
dama grazie ad un bottoncino stretto tra i denti. Diffuso anche il
domino, un lunghissimo mantello con cappuccio che copriva il
volto.
È in
teatro
che la maschera trova la sua consacrazione ufficiale, ed è
specialmente con le commedie di
Carlo Goldoni
che alcuni
personaggi della
commedia dell’arte diventano veri e propri stereotipi che ben
si attagliano alla società veneziana.
Ecco allora Pantalone, vecchio mercante solitamente ricco, il
saccente dottor Balanzone, di origini bolognesi, il servo furbo
Brighella e quello sciocco Arlecchino, entrambi di origine bergamasca, e infine la scaltra Colombina,
servetta maliziosa. Non di area veneta-lombarda ma sempre molto amato
è Pulcinella, maschera napoletana, il buffone scansafatiche.
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